Chi non impara a deludere gli altri finirà, prima o poi, per tradire se stesso senza nemmeno accorgersene.
C'è un momento preciso, nella vita di chi porta dentro un percorso suo, in cui il peso delle aspettative altrui pesa più della paura del giudizio che per anni ci ha tenuti al guinzaglio. È lì che qualcosa si spezza. E meno male.
Per gran parte della mia vita ho scambiato la disponibilità per generosità. Mi ero convinto che essere sempre presente, sempre pronto, sempre a portata di chiunque, facesse di me una persona di valore. Non era valore. Era paura travestita da virtù. La paura atavica di non contare niente se non nella misura in cui servivo a qualcun altro. Chi dà tutto per essere accettato non dona: elemosina il permesso di esistere.
E qui sta il paradosso. Più correvo a non deludere nessuno, più tradivo l'unica persona che avrei dovuto onorare per prima. Me stesso. Giornate intere riempite di doveri che non mi appartenevano, il sì detto con la voce e il no urlato dentro, e la sera quel vuoto addosso, che non mi lasciava nemmeno la forza di esserci per chi mi amava davvero.
Deludere, invece, è verità. È dire che ho dei limiti, che il mio tempo finisce, che la mia energia non è infinita e che difenderla non è egoismo. È sopravvivenza. Chi non sa proteggere i propri confini non protegge nemmeno quelli di chi ama: gli lascia solo gli avanzi.
Non è facile, e mentirei a dirlo. Ancora oggi, a quasi 32 anni, sento quel morso allo stomaco quando devo deludere qualcuno a cui tengo. Però una cosa l'ho capita. La delusione che dai agli altri con la verità brucia e passa. Quella che dai a te stesso tradendoti non passa: si accumula, e a un certo punto ti presenta il conto.
Sto imparando, per la prima volta e a modo mio, a scegliere. E quando scelgo me non lo faccio contro nessuno. Lo faccio perché solo chi si rispetta ha qualcosa di vero da dare.