Non ci manca la forza. Ci manca una direzione: la forza arriva solo quando scegliamo, una volta per tutte, in cosa vogliamo credere.
Tutti, prima o poi, ci ritroviamo a smarrire la retta via.
Arriva un momento in cui perdiamo la direzione, viviamo alla giornata e smettiamo lentamente di attribuire valore a ciò che facciamo. Continuiamo a muoverci, magari anche velocemente, ma senza sapere realmente verso dove.
Le giornate trascorrono. Gli impegni si accumulano. Le cose accadono.
Noi reagiamo.
Ma non scegliamo più.
Ed è proprio qui che, secondo me, interviene la fede.
Non parlo necessariamente di una fede religiosa, anche se può esserlo. Parlo della capacità di credere in qualcosa che ancora non esiste. In una direzione che oggi appare lontana, forse persino irraggiungibile, ma che riesce comunque a dare un senso al nostro cammino.
Credere in qualcosa di più grande di noi può diventare la forza necessaria per uscire dall'oblio.
Perché quando tutto perde significato, non sempre abbiamo bisogno di una risposta immediata. A volte abbiamo bisogno di una meta.
Di qualcosa che ci ricordi perché continuiamo a camminare anche quando non riusciamo ancora a vedere il punto di arrivo.
Arriva un momento in cui ci domandiamo se possediamo davvero la forza necessaria per raggiungere ciò che desideriamo.
Ma forse la domanda è posta nel modo sbagliato.
La forza non arriva prima della direzione.
La forza interviene quando abbiamo finalmente compreso dove vogliamo andare.
Finché restiamo sospesi tra possibilità diverse, finché continuiamo a lasciare aperta ogni strada per paura di rinunciare alle altre, la nostra energia rimane dispersa. Una parte di noi avanza, una torna indietro, un'altra continua a domandarsi se non sarebbe stato meglio scegliere qualcosa di diverso.
Non siamo necessariamente deboli.
Siamo divisi.
E una persona divisa può possedere un'enorme quantità di energia senza riuscire a utilizzarla davvero.
La scelta definitiva serve proprio a questo: a raccogliere tutte le nostre parti e orientarle nella stessa direzione.
Non significa conoscere già ogni passaggio. Non significa essere certi di riuscire. Non significa nemmeno essere al riparo dalla paura, dal dubbio o dalla possibilità di fallire.
Significa decidere che, nonostante tutto, quella sarà la direzione verso cui muoverci.
Arriva un momento della vita in cui dobbiamo compiere questa scelta.
Una scelta capace di farci smettere di errare, di cercare continuamente conferme e di cambiare strada ogni volta che incontriamo una difficoltà.
Una scelta che ci permette di trovare dentro di noi una forza immensa.
La forza di sopportare la fatica.
La forza di rinunciare a ciò che ci distrae.
La forza di continuare anche nei periodi in cui il risultato non arriva.
La forza di perdere qualcosa oggi per costruire ciò in cui abbiamo deciso di credere domani.
Quando siamo in balia degli eventi, quindi, forse il quesito più importante da porci non è: «Che cosa devo fare?».
È: «In che cosa voglio credere?».
Sì, proprio così.
In che cosa voglio credere?
Non in che cosa dovrei credere.
Non in che cosa gli altri si aspettano che io creda.
Nemmeno in che cosa penso di credere soltanto perché me lo sono ripetuto per anni.
Ma in che cosa voglio credere.
La differenza sembra sottile, ma cambia tutto.
Perché spesso confondiamo la fede con qualcosa che ci viene consegnato dall'esterno: una verità da accettare, una strada già tracciata, un insieme di valori che dovrebbero guidarci indipendentemente da ciò che sentiamo.
Ma la fede autentica, almeno per me, comincia con una scelta.
La scelta di riconoscere qualcosa come abbastanza importante da dedicarle la propria vita.
Non possiamo dimostrare in anticipo che quella strada ci porterà esattamente dove immaginiamo. Se potessimo farlo, non avremmo bisogno della fede. Avremmo soltanto bisogno di seguire delle istruzioni.
La fede esiste proprio nello spazio tra ciò che siamo in grado di vedere e ciò che scegliamo comunque di costruire.
È il ponte tra la persona che siamo oggi e quella che potremmo diventare.
Forse non esistono verità assolute capaci di dirci quale debba essere la nostra missione. Esistono possibilità, incontri, segnali e direzioni. Ma, a un certo punto, dobbiamo essere noi a scegliere quale di queste trasformare nel nostro scopo.
Perché uno scopo non si trova sempre già pronto.
Molte volte si crea.
Si crea decidendo che qualcosa merita la nostra costanza, il nostro tempo e persino una parte della nostra sofferenza.
Si crea scegliendo una meta e continuando a riconoscerla anche quando la vita sembra condurci altrove.
Si crea ogni giorno, attraverso azioni che prese singolarmente possono apparire piccole, ma che nel tempo iniziano a comporre una direzione.
La scelta definitiva, infatti, non è soltanto il momento in cui pronunciamo un sì.
È tutto ciò che decidiamo di fare dopo averlo pronunciato.
È la costanza con cui torniamo alla nostra missione.
È la capacità di non abbandonarla al primo fallimento.
È la lungimiranza necessaria per continuare a costruire qualcosa che oggi gli altri non riescono ancora a vedere e che, in alcuni momenti, facciamo fatica a vedere persino noi.
Credere non significa svegliarsi ogni mattina pieni di sicurezza.
Significa continuare anche nei giorni in cui quella sicurezza non c'è.
Significa ricordarsi che il dubbio non annulla necessariamente la scelta. Che possiamo avere paura e, allo stesso tempo, rimanere fedeli alla nostra direzione.
La fede non elimina i momenti più bui.
Ci offre una ragione per attraversarli.
E forse un obiettivo deve essere più grande di noi proprio per questo.
Se fosse facilmente raggiungibile, riuscirebbe a motivarci soltanto per un breve periodo. Una volta ottenuto, torneremmo a domandarci che cosa fare dopo.
Un obiettivo più grande, invece, non rappresenta soltanto un traguardo. Diventa una direzione continua. Qualcosa che ci obbliga a crescere per poterci avvicinare.
Non dobbiamo soltanto raggiungerlo.
Dobbiamo diventare la persona capace di sostenerlo.
Ed è proprio questo processo a trasformarci.
Ma prima di scegliere la nostra missione dobbiamo avere il coraggio di osservare la strada sulla quale ci troviamo.
Perché non tutte le direzioni che stiamo seguendo sono state scelte davvero da noi.
Alcune ci sono state indicate quando eravamo ancora troppo giovani per metterle in discussione. Altre sono nate dalle aspettative della famiglia, dal bisogno di approvazione, dalla paura di deludere o dalla necessità di sentirci accettati.
Ci hanno detto che cosa avrebbe significato avere successo.
Che tipo di lavoro avremmo dovuto cercare.
Quale vita avremmo dovuto costruire.
Quando sarebbe stato il momento di fermarci, di mettere radici, di diventare persone serie e di smettere di inseguire ciò che sembrava troppo grande.
Abbiamo iniziato così a percorrere una strada che appariva sensata agli occhi degli altri.
E magari l'abbiamo percorsa anche bene.
Abbiamo raggiunto obiettivi, rispettato le aspettative e ottenuto risultati che avrebbero dovuto renderci soddisfatti. Eppure, arrivati a un certo punto, ci siamo accorti che mancava qualcosa.
Noi.
Forse quella meta non era più nostra.
O forse non lo era mai stata.
Riconoscerlo può essere devastante, perché significa mettere in discussione una parte della vita che abbiamo già costruito. Significa ammettere di aver dedicato anni a una direzione scelta, almeno in parte, da qualcun altro.
Ma può essere anche l'inizio della nostra libertà.
Il giorno in cui comprendiamo che la strada sulla quale ci troviamo non ci appartiene, possiamo finalmente smettere di percorrerla soltanto perché abbiamo già camminato tanto.
Possiamo abbandonare ciò che non ci rappresenta più.
Possiamo deludere le aspettative.
Possiamo perdere la forma di vita che gli altri avevano immaginato per noi e iniziare a costruire quella che scegliamo noi.
Non significa rinnegare tutto ciò che è stato. Anche una strada sbagliata può averci insegnato qualcosa. Può averci dato strumenti, incontri e consapevolezze senza i quali non saremmo riusciti a riconoscere la nostra vera direzione.
Ma arriva un momento in cui continuare soltanto per non rendere vano il passato significa rendere vano il futuro.
Ed è lì che serve la scelta definitiva.
Non necessariamente una scelta rumorosa o improvvisa.
A volte la scelta definitiva avviene in silenzio.
È il momento in cui smettiamo di negoziare continuamente con ciò che sappiamo di volere. Il momento in cui non chiediamo più a tutti il permesso di essere chi siamo. Il momento in cui decidiamo che la nostra vita non può continuare a essere una risposta alle paure e ai desideri degli altri.
Da quel momento, magari esteriormente non cambia ancora nulla.
Ma dentro cambia tutto.
Perché abbiamo finalmente una direzione.
E quando una persona possiede una direzione, anche la fatica assume un significato diverso. Non è più un peso casuale da sopportare, ma il prezzo consapevole di qualcosa in cui crede.
Anche le rinunce cambiano significato.
Anche le sconfitte.
Anche le attese.
Non diventano necessariamente più facili, ma smettono di essere vuote.
Avere fede non significa convincersi che tutto andrà bene.
Significa scegliere che cosa faremo anche quando le cose non andranno bene.
Significa rimanere fedeli a una visione mentre la realtà non è ancora in grado di confermarla.
Significa non permettere a ogni ostacolo di ridefinire ciò che vogliamo.
E questo non vuol dire diventare ciechi o ostinati. Una direzione può cambiare. Una missione può evolversi insieme a noi. Possiamo accorgerci di aver sbagliato e scegliere nuovamente.
La scelta definitiva non è la promessa di non cambiare mai idea.
È la decisione di non vivere più senza scegliere.
Di non lasciare che siano soltanto gli eventi, la paura, le abitudini o le aspettative esterne a stabilire la nostra direzione.
Perciò connettiti con te stesso.
Allontanati per un momento dal rumore, dalle opinioni e da tutto ciò che ti è stato detto di dover diventare.
E domandati:
In che cosa voglio credere?
Qual è la meta per la quale sono disposto a trasformarmi?
Quale direzione riuscirebbe a dare un significato persino ai miei momenti più bui?
Non serve possedere già tutta la forza necessaria.
Non serve conoscere ogni passaggio.
Non serve avere la certezza di riuscire.
Devi soltanto renderti capace di scegliere.
Perché forse la forza che stai cercando non arriverà prima.
Arriverà quando avrai finalmente deciso dove andare.
